Ettore Cannavera si dimette dal ruolo di cappellano del Carcere Minorile di Quartucciu

Ettore Cannavera, dopo tanti anni svolti nel Carcere minorile di Quartucciu come cappellano, si dimette da questo ruolo denunciando l’assenza di un’impostazione pedagogica, inefficienze e improprio dispendio di risorse pubbliche, incapacità di attenzione per i ragazzi e mancanza di una vera azione di recupero dei ragazzi.

Ettore segnala ovviamente che il suo impegno personale nei confronti dei ragazzi non sarà compromesso, ma le sue dimissioni riguardano il suo ruolo di cappellano della struttura.

Alleghiamo e inseriamo in copia le lettere

Al ministro della Giustizia, 
dott. Andrea Orlando
c/o Ministero della Giustizia
via Arenula, 70 
00186 Roma
Al direttore del Dipartimento Giustizia Minorile, 
dott.ssa Annamaria Palma Guarnier
Via Damiano Chiesa, 24 
00136 Roma
e, p.c. 
Al magistrato di sorveglianza, 
dott.ssa Maria Giovanna Pisanu
c/o Tribunale per i minorenni di Cagliari
Via Dante, 1 
09128 Cagliari
A Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati 
c/o Camera dei deputati - Palazzo Montecitorio
Piazza di Monte Citorio
00186 Roma
A Luigi Manconi, senatore della Repubblica
c/o Senato della Repubblica - Palazzo Madama
Piazza Madama 
00186 Roma
A Roberto Cotti, senatore della Repubblica
c/o Senato della Repubblica - Palazzo Madama
Piazza Madama 
00186 Roma
A Michele Piras, deputato della Repubblica
c/o Camera dei deputati - Palazzo Montecitorio 
Piazza di Monte Citorio
00186 Roma
A Pierpaolo Vargiu, deputato della Repubblica
c/o Camera dei deputati - Palazzo Montecitorio 
Piazza di Monte Citorio
00186 Roma
Al direttore del Centro Giustizia Minorile 
per la Sardegna, 
dott.ssa Isabella Mastropasqua
Via Sassari 3 
09123 Cagliari
Serdiana, 7 maggio 2015
Oggetto: riflessioni sull’impostazione pedagogica 
dell’Istituto penale minorile di Quartucciu (CA).

Signor Ministro, signora Direttrice del D.G.M,

sento il dovere di mettere a conoscenza voi e gli altri rappresentanti delle istituzioni in indirizzo – particolarmente attenti alle problematiche del carcere – di quanto, dal mio osservatorio, constato riguardo alla conduzione del vissuto quotidiano dei ragazzi accolti nell’Istituto penale minorile di Quartucciu, dove opero come cappellano.

Ritengo doveroso rendere tutti voi partecipi delle osservazioni che mi accingo a esprimere nell’intento di assicurare il rispetto dei bisogni dei ragazzi, di cui il comportamento deviante è espressione. Desidero inoltre segnalare la scarsa attenzione nei confronti della rieducazione e del recupero dei ragazzi affidatici dalla Magistratura da parte degli enti che hanno in carico la supervisione dello stesso carcere: il D.G.M e il Centro di Giustizia Minorile di Cagliari.

Sottolineo inoltre le condizioni di abbandono in cui versa l’edificio stesso del carcere, circostanza che insieme alle altre condiziona pesantemente il progetto educativo già di per sé di difficile attuazione.

Dopo ventitré anni di servizio volontario e di presenza assidua nel carcere di Quartucciu, negli ultimi due ho deciso di diradare gradualmente la mia presenza per l’incapacità di riconoscervi ancora un luogo ove si svolga quell’opera di recupero educativo e di reinserimento sociale che la nostra Costituzione attribuisce alla pena (art. 27). Nel nostro carcere minorile si pratica una pedagogia penitenziaria che non riesco più a condividere.

Scrive Gabrio Forti che una giustizia penale è democratica «in quanto mai disgiunta dall’impegno a generare solide risposte educative alla trasgressione».* Questo deve essere l’impegno di quanti operano attorno alla colpa, alla pena, alla riconciliazione. Nel carcere di Quartucciu, invece, le risposte pedagogiche latitano: tutto o quasi è subordinato alle sole esigenze di custodia e di sicurezza.

Constato così che il D.G.M. trasferisce i ragazzi da un carcere all’altro per motivi disciplinari o di sovraffollamento e non per un progetto educativo, che invece richiederebbe la permanenza del ragazzo nell’istituto di pena nonostante il comportamento “aggressivo” o similari. I ragazzi sono spesso trattati come “pacchi” da destinare a una collocazione più contenitiva, e si trascura di instaurare con loro una relazione educativa che sia “di cura”. Relazione che dovrebbe instaurarsi con la creazione di una équipe educativa che coinvolga tutti gli adulti che operano all’interno del carcere: cuoca e portinaio compresi.

Nel carcere minorile di Quartucciu le esigenze del “trattamento” e della “sicurezza” prevalgono ancora su uno “spazio pedagogico penitenziario”, con l’effetto di piegare il tempo a ritmi di attività periodiche e occasionali lontane da quella pedagogia che si fonda principalmente sulla relazione costante e quotidiana dei ragazzi con gli educatori. Le preziose potenzialità pedagogiche di questi ultimi si riducono invece a un’attività da “impiegato” cui spetta il compito di riferire all’autorità giudiziaria. Un ruolo quindi privo di una progettualità educativa che si eserciti nella condivisione del vissuto quotidiano dei ragazzi nelle ore di servizio e in tutto il tempo della settimana. Educare è rompere ogni resistenza alla relazione di fiducia con l’altro, e questo può accadere solo se l’adulto che vuole definirsi educatore condivide con il ragazzo gli spazi e il tempo in cui il ragazzo è più autenticamente se stesso: l’intera quotidianità, i luoghi e i momenti di convivialità e di lavoro…

Formalismo nelle relazioni e tempo ridotto dedicato ad esse allontanano dal ragazzo consapevolezza e responsabilizzazione, unici agenti efficaci di cambiamento di sé. Com’è possibile allora “riscattare” ciò che è imprigionato nel ragazzo, nell’angoscia e nell’illusione? Che strumenti gli diamo per mutare l’immagine negativa di sé, se lo priviamo della possibilità di sperimentare relazioni d’affetto significative e senso della vita in un’età così ricca di possibile progettualità?

Queste osservazioni valgono per l’istituto di cui ho diretta esperienza. L’impostazione pedagogica della Direzione del C.G.M., corresponsabile della gestione del carcere attuata dal nuovo direttore dopo l’allontanamento del precedente direttore Giuseppe Zoccheddu (completamente scagionato da quanto gli veniva imputato), mi sembra lontana dall’impostazione che qui ho cercato di riassumere.

La presenza degli educatori, spesso privi di una prospettiva pedagogica condivisa, mi sembra non rispondere alle necessità relazionali ed educative dei ragazzi. L’allargamento a 25 anni dell’età di coabitazione con i minori, in mancanza di una diversa progettualità educativa, mi sembra nocivo più che educativo. In questi ultimi tempi si è poi rafforzata in me l’impressione che la vita all’interno del carcere sia modulata dai detenuti più grandi piuttosto che da una “scansione” temporale educativa.

La struttura sempre più fatiscente rende il carcere di Quartucciu ancora più estraneo all’obiettivo pedagogico che si prefigge, ed è lecito domandarsi se le cospicue risorse economiche destinate all’organizzazione di incontri e convegni su temi attinenti al disagio e alla devianza giovanile non potrebbero essere destinate a migliorarne la vivibilità per gli adolescenti che passano i loro giorni tra le sue mura. Il costo giornaliero attuale per ogni minore detenuto a Quartucciu supera ormai i mille euro e non ci si preoccupa minimamente di reperire altre strutture meno costose per la collettività e più adeguate a una efficace relazione educativa coi ragazzi.

Si predica il risparmio e si esorta a spendere ragionevolmente. Ma allora perché non risparmiare risorse nominando alla direzione del Centro Giustizia Minorile per la Sardegna uno dei tanti operatori sardi competenti? Perché spendere in viaggi e alloggi costosi per chi viene a “colonizzarci” da Roma anziché impiegare un operatore locale qualificato? Perché retribuire come direttore Giuseppe Zoccheddu, inutilizzato al Centro, invece che restituirgli il riconoscimento professionale che gli spetta? Non possiamo più essere complici silenziosi di questa ingiustizia per paura di ritorsioni nei confronti di chi sa e ha difficoltà a parlare. Cosa insegniamo ai nostri ragazzi, se noi adulti ci comportiamo da complici di “reati” economicamente ben più gravosi?

Sentendomi impotente di fronte a queste dinamiche, sto maturando l’intenzione di non assecondare oltre con il mio ruolo di cappellano questa gestione, lontana sia da quanto affermiamo in convegni e dibattiti sia da quanto sostiene la letteratura corrente in materia di pedagogia penitenziaria minorile.

Ho accennato solo ad alcune carenze, consapevole che ve ne sono ben altre sia da me conosciute superficialmente sia a me sconosciute in un sistema che addirittura si fregia del termine “Giustizia”.

Per il futuro intendo dedicare il mio tempo ai detenuti del carcere di Uta e di altre carceri per adulti in Sardegna, come già faccio nel tempo residuale all’impegno nell’Ipm e nella Comunità La Collina di cui sono responsabile. E lo farò senza alcun ruolo istituzionale ma in quanto semplice volontario, come del resto ho fatto a Quartucciu in questi ventitré anni in cui ho rifiutato qualsiasi retribuzione per il ruolo di cappellano o contributo economico per le varie attività religiose, ricreative e culturali organizzate insieme al gruppo di volontari dell’associazione “Oltre le sbarre”, che ho aiutato a nascere e di cui faccio e continuerò a fare parte.

La giustizia minorile, nel piccolo settore di cui mi sono occupato per oltre quarant’anni e di cui continuerò ad occuparmi da esterno col “fare” e spero col “dire”, rimarrà al centro dei miei interessi, nell’ottica di contribuire al miglioramento di un’autentica pedagogia penitenziaria.

Resto perciò disponibile, quando non impegnato in altre carceri, a contribuire a un’opera di riflessione e di proposta orientata a una detenzione che sia pedagogicamente significativa, come le nostre leggi e norme richiedono.

Cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu
don Ettore Cannavera

* Presentazione a I. Marchetti e C. Mazzucato, La pena «in castigo» – Un’analisi critica su regole e sanzioni, Milano, Vita e pensiero, 2006, p. X.


All’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio
c/o Curia arcivescovile 
piazza Palazzo, 4 
09124 Cagliari
Al direttore dell’Istituto penale minorile di Quartucciu, 
Paolo Planta
c/o Istituto penale minorile di Quartucciu 
località Su pezzu mannu 
09044 Quartucciu (CA)
All’ispettore dei cappellani, don Virgilio Balducchi
c/o Ispettorato generale dei Cappellani 
delle carceri italiane
Via San Francesco di Sales, 34 
00165 Roma
Serdiana, 12 maggio 2015

Oggetto: dimissioni da cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu (CA).
Il sottoscritto don Ettore Cannavera, nato a Dolianova, il 21.12 1944 e residente a Serdiana (CA) presso la Comunità La Collina, nominato cappellano dell’Ipm di Quartucciu il 3 ottobre 1992, presenta le proprie dimissioni da tale ruolo a decorrere dalla data del 20 maggio c.a.

Intende comunque proseguire il servizio fino al 31 maggio c.a. allo scopo di facilitare la nomina di un altro cappellano, per la cui ricerca si rende disponibile.

Cordiali saluti,
don Ettore Cannavera

P.S. Allego per conoscenza una riflessione, inviata il 7 maggio c.a. al ministro della Giustizia e al direttore del D.G.M. di Roma, e per conoscenza a rappresentanti delle istituzioni, da cui si evincono le motivazioni delle dimissioni.

Link

Blog Vito Biolchini

Le sue dimissioni hanno sucitato scalpore nella comunità locale e nazionale e già il deputato SEL Michele Piras ha richiesto una interrogazione parlamentare

Oggi don Ettore Cannavera, fondatore della comunità la Collina, ha reso note alla stampa le sue dimissioni dall’incarico di cappellano del carcere minorile di Quartucciu. Lo scorso 7 maggio Cannavera aveva inviato la lettera che qui pubblichiamo (“Riflessioni sull’impostazione pedagogica dell’Istituto penale minorile di Quartucciu”) al ministro della Giustizia Andrea Orlando, al direttore del Dipartimento Giustizia Minorile Annamaria Palma Guarnier, e per conoscenza al magistrato di sorveglianza del Tribunale per i minorenni di Cagliari Maria Giovanna Pisanu, alla presidente della Camera Laura Boldrini, ai senatori Luigi Manconi e Roberto Cotti, ai deputati Michele Piras e Pierpaolo Vargiu, e al direttore del Centro Giustizia Minorile per la Sardegna Isabella Mastropasqua.
Tre giorni fa, martedì 12 maggio, don Cannavera ha comunicato le sue dimissioni da cappellano del carcere di Quartucciu (era stato nominato quasi 23 anni fa, il 3 ottobre 1992) all’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, al direttore dell’istituto minorile Paolo Planta e all’ispettore dei cappellani don Virgilio Balducchi. Cannavera ha comunicato che resterà in servizio fino al 31 maggio “allo scopo di facilitare la nomina di un altro cappellano, per la cui ricerca si rende disponibile”.
Questa è la scheda dell’istituto redatta dall’associazione Antigone.
I grassetti nella lettera sono miei.

Cosa c’è dietro l’angolo

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Serata ricca di riflessioni, quella a Serdiana presso la Collina. L’incontro si è aperto con l’intervento di Ettore Cannavera : (presentazione : Cosa c è dietro l’angolov4- Testo dell’intervento con immagini: Ettore Ettore Introduz 13 aprile v2).

Si è poi svolto l’intervento di Andrea Deffenu sulle questioni costituzionali e una tavola rotonda che ha voluto riprendere alcuni temi trattati nel documento. Importanti contributi sono stati dati da Silvano Tagliagambe sulle precondizioni dello sviluppo, sull’innovazione e sul tema scuola, da Luisa Sassu che ha ripreso il tema del lavoro, da Valentina Sanna sulla partecipazione e da Fernando Codonesu sui temi trattati nel documento dello sviluppo, dell’energia, dell’ambiente e delle servitù militari.

Ha seguito confronto con ospiti e partecipanti, coordinati da Ottavio Olita, con utili contributi tra cui quello di Massimo Dadea che tra l’altro ha proposto un’indagine che raccolga i dati sugli effetti derivanti dall’inquinamento della nostra isola.

Seguiranno approfondimenti.

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Sottotraccia

Abbiamo lavorato sottotraccia, confrontandoci sui diversi temi chiave relativi alla nostra Terra.

Abbiamo quindi elaborato una serie di riflessioni che ora rendiamo disponibili al pubblico.

Il documento ( clicca qui TdP – riflessioni, idee e proposte per la nostra terra )  è un primo documento che fa il punto della situazione e che potrà essere aggiornato alla luce del confronto sui temi per noi chiave che presenteremo e discuteremo a La Collina a Serdiana e a cui siete già tutti invitati

Venerdi 13 Marzo alle 17,30

TdP Incontro 13 marzo 2015

 

I temi vertono su :

1 – LA BUONA SCUOLA
2 – ENERGIA
3 – PER UNA SARDEGNA DI PACE
4 – INNOVAZIONE
5 – LAVORO E WELFARE
6 – TERRITORIO, AMBIENTE , PAESAGGIO e SVILUPPO
7 – CAPITALE SOCIALE, CREATIVITA’ E COESIONE
8 – PARTECIPAZIONE E POLITICA

Chi lo gradisce può informarci della propria presenza

Incontro sulla Scuola con Enrico Berlinguer

Alla luce del nuovo libro dal titolo Ri-Creazione di Luigi Berlinguer ecco l’iniziativa che presenta il libro e le tematiche della scuola d’oggi.  luigi berlinguer 8 maggio

Qui un testo introduttivo a cura di  Silvano Tagliagambe:  Ri-creazione

 

GIOVEDI’ 8 MAGGIO

15:30 -19:30

Liceo Ginnasio Statale
Giovanni Siotto Pintor

VIALE TRENTO 103/104

CAGLIARI

Presentazione del libro

RI-CREAZIONE

Una scuola di qualità per tutti e per ciascuno

di Luigi Berlinguer(con Carla Guetti)

Liguori Editore

Coordinano: Maria Antonietta Mongiu e Silvano Tagliagambe

Discutono con l’autore coloro che vorranno tra cui:

Don Ettore Cannavera, Umberto Cocco, Maria Del Zompo, Peppino Loddo, Franco Masala, Nicolò Migheli, Rosario Musmeci, Elisabetta Porrà,Carla Romagnino, Anna Maria Sanna, Angela Testone, Valentina Savona

 

 

Governare come dimettersi

Vi proponiamo qui la lettera aperta Sulle Mie Dimissioni_e Altro di Fernando Codonesu uno dei fondatori di Terra di Pace e sindaco di Villaputzu, candidato alle regionali e ora dimissionario dal suo ruolo di primo cittadino della città  del Sarrabus.

Fernando presenta i motivi delle sue dimissioni. Da parte nostra esprimiamo la solidarietà a chi mette in prima fila lo spirito di servizio e il rispetto delle regole etiche nella politica.

 

Sulle mie dimissioni da Sindaco del Comune di Villaputzu

di Fernando Codonesu – 3 maggio 2014

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Lo scorso 30 aprile è stato il mio ultimo giorno da Sindaco. Sento l’esigenza di ringraziare di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini in questa esperienza per me molto importante. Esperienza che mi ha consentito di rinsaldare una profonda ed antica relazione con la terra che mi ha dato i natali.

Ho dedicato 5 anni a lavorare per e con la mia comunità, sempre rinunciando a ogni tipo di remunerazione. Ho incominciato nel mese di dicembre del 2008, in qualità di esperto della Commissione che ha analizzato i risultati dell’indagine ambientale sul Poligono Interforze del Salto di Quirra, e ho continuato fino al mio ultimo giorno da sindaco, il 30 aprile, che si è concluso con l’approvazione definitiva del Piano Particolareggiato del Centro Storico.

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Libro di Pietrino Soddu

Comunicato –Invito

Partecipiamo con piacere al seguente evento con anche un  articolo di S.Tagliagambe

SARDEGNA. IL TEMPO NON ASPETTA TEMPO.

Dialogo tra un Autonomista, un Federalista e un Sovranista.

LUNEDI’ 17 MARZO
15:30 -19:30
presso la
MEDIATECA VIA MAMELI
CAGLIARI

Un giovane ottantenne Pietrino Soddu, ritorna. Da Sassari a Cagliari seguendo un percorso che ha caratterizzato molti anni della sua vita per provocare con il tema che da sempre gli è caro: il futuro della Sardegna dopo la crisi della cosiddetta autonomia speciale.

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Etica e Coesione

Scontro in tv Barracciu-don Cannavera: “Lei è un prete e mi ha lanciato i coltelli” .

Così titola L’UnioneSarda.it a seguito dell’attacco unilaterale di Francesca Barracciu nei confronti di Don Ettore Cannavera dell’Associazione Terra di Pace e Solidarietà.

L’articolo su Unione Online prosegue:

Francesca Barracciu, costretta a ritirare la candidatura alla carica del governatore, si è tolta i sassolini dalle scarpe.

Ospite della trasmissione “Dentro la notizia”, in onda su ieri su Videolina, è andata all’attacco. Dopo la vittoria del centrosinistra, coalizione che avrebbe dovuto guidare per le Regionali, ha accusato chi l’avrebbe voluta fuori e sostituita con Francesco Pigliaru. “Per tre mesi ho subito il massacro mediatico da mandanti del centrosinistra”, ha detto. Poi è andata all’attacco di don Ettore Cannavera: “Lei è un prete, mi sarei aspettata che mi tendesse la mano, invece mi ha lanciato i coltelli”.

Come anche in trasmissione è stato chiarito da don Cannavera, l’Associazione Terra di Pace e Solidarietà ci tiene a precisare che tutta la vicenda della sostituzione del candidato Presidente e il passo indietro della Barracciu sono tutte interne alle dinamiche dei partiti e del PD in particolare. Non sono state dettate da nessuna azione di Don Ettore Cannavera, che già  da tempi non sospetti, ovvero quando non erano neanche avviate le primarie, a fine luglio, aveva solamente e giustamente sollecitato a porre grande attenzione al tema dell’etica nella politica, augurandosi un passo indietro da parte di chi aveva delle pendenze penali.

L’Associazione Terra di Pace e Solidarietà ha certamente sollecitato in seguito la coesione delle forze del centro sinistra in precedenza senza un orientamento comune e questo è stato un bene anche alla luce dell’esito elettorale che ha premiato il candidato Francesco Pigliaru scelto come figura fuori dai partiti. Ma gli esiti elettorali ci confermano anche che non bisogna abbassare la guardia sul tema etico e va posta attenzione alla scarsissima numerosità dei votanti, fermi al 52%, segno del disagio e dell’assenza di attenzione e responsabilità civile da parte dei tanti cittadini delusi dalle dinamiche e dalle logiche dell’attuale politica. Fenomeno certamente causato anche dalla debolezza del sistema dei partiti e ci auguriamo che questa sia l’occasione per un forte rinnovamento del fare e dell’apporto proattivo dei cittadini alla vita sociale e politica della nostra Terra.

La coazione a ripetere di uno Stato malato

Comunità “La Collina” – Serdiana – 5 febbraio 2014

Codice Libellula

La verità negata

Presentazione del libro di Ottavio Olita

(Edes, Cagliari, 2013)

codice libellula

Qui di seguito la relazione di Silvano Tagliagambe che affronta il senso dell’identità, individuale e collettiva, della coscienza e il ruolo dello Stato, tema trattato in chiave romanzata da Ottavio Olita nel libro Codice libellula.
Riflessioni che si correlano ai temi chiave dell’Associazione Terra di Pace.

Per una migliore lettura si suggerisce scaricare e/o stampare il file

La coazione a ripetere di uno Stato malato di Silvano Tagliagambe

   1.    Premessa

 Il romanzo di Ottavio Olita Codice Libellula. La verità negata (Edes, Cagliari, 2013) pone all’attenzione del lettore un problema di grande attualità e importanza, che possiamo riassumere nei termini seguenti. Che cosa succede a uno Stato che, contravvenendo al principio di un’autorità pienamente visibile e trasparente, non solo nega la verità ai suoi cittadini, ma addirittura interviene attivamente per cancellarne ogni traccia e avvalora ricostruzioni palesemente falsate di fatti di notevole rilevanza per la convivenza civile?

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