Le mani nella marmellata

Ci vuole una buona dose d’impudenza e di faccia tosta per presentare all’opinione pubblica come successi e cose fatte esempi indiscutibili di fallimento e di cattiva politica. Il “Detto/ fatto”, il variopinto cocktail di 36 slide infiocchettate che Sardegna.it (una società in house della Regione!) ha preparato come strumento propagandistico per la campagna elettorale del presidente Cappellacci è un boomerang bell’e buono che rispedisce al mittente le falsità predisposte a uso e consumo degli elettori destinatari.

Prendiamo il paragrafo “Sardegna digitale” inserito nel capitolo “Conoscenza e identità”. Vi si legge: “Siamo una Regione all’avanguardia nel digitale. Dal 2011 il 100% dei Comuni sardi sono coperti da banda larga. Rispetto alla media italiana (58,8%) in Sardegna il 61,2% della famiglie possiede un computer e il 49,8% ha un abbonamento banda larga (dato nazionale 45,8%).
9000 lavagne interattive multimediali in tutte le aule delle scuole sarde. Entro la prima parte della nuova stagione scolastica verranno consegnati anche i Tablet agli studenti ed ai docenti di ogni ordine e grado. Complessivamente il progetto Scuola digitale è stato finanziato con 125 milioni di euro”.

In queste poche righe c’è un mix sfacciato di aspetti che non dipendono certo dalle politiche della Regione (il dato relativo ai computer e agli abbonamenti banda larga posseduti dalle famiglie) e di cose non fatte e spacciate invece come realizzate (i Tablet per gli studenti e i docenti, per i quali non c’è uno straccio di bando o di iter procedurale in corso o semplicemente avviato, e non a caso si parla di “nuova stagione scolastica”, che non si capisce bene cosa sia: il prossimo anno scolastico? O una stagione nuova perché non più contaminata dalla presenza della giunta Cappellacci e dalla concomitante assenza di qualsiasi strategia dell’istruzione e della formazione degna di questo nome?).

Infine c’è una manifestazione di autentica impudenza quando si parla di “125 milioni di € di finanziamenti per il progetto scuola digitale”, omettendo, ovviamente, di dire che il bando di 40 milioni di € pubblicato nel mese di aprile dello scorso anno per la realizzazione di contenuti didattici digitali, di prodotti e di servizi, senza i quali la presenza delle lavagne interattive multimediali nelle aule è solo un inutile e costoso ornamento, è stato revocato dopo la scadenza.

Per quale motivo? Riportiamo testualmente il comunicato stampa della presidenza che cita quanto detto dallo stesso Cappellacci il 2 agosto dello stesso anno nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’assessore della Pubblica Istruzione Milia:

“Il Progetto di Scuola Digitale rappresenta uno dei punti qualificanti dell’azione di governo della Giunta regionale”. Lo ha detto il presidente della Regione, Ugo Cappellacci nel corso della presentazione delle novità adottate. “Un progetto bandiera – ha sottolineato ancora Cappellacci – della legislatura in corso e della programmazione regionale dei fondi strutturali dell’Unione europea.”

Il bando per la realizzazione dei contenuti per la scuola digitale della Sardegna sarà rimodulato e pubblicato a settembre (del 2012, cioè quindici mesi fa!) per essere adeguato alle direttive del Ministero e diventare così progetto pilota nazionale.

La Sardegna si candida a diventare un Data Center nazionale dedicato alla scuola italiana ad elevata affidabilità, con la definitiva digitalizzazione della didattica, anche grazie allo sviluppo del cloud computing che consentirà inoltre la fruizione on-line di molti servizi per gli studenti, i docenti, le famiglie. Tutte le scuole e le aule saranno parte di una rete globale con connessione a banda larga in una infrastruttura architetturale di tipo cloud, la quale consentirà di estendere e condividere con altre scuole anche di altri Paesi le attività di costruzione della conoscenza.

Una vera rivoluzione didattica – ha sottolineato il presidente Cappellacci – che cambierà il modo di lavorare di 20 mila docenti”.

“E’ stato necessario, ha detto l’assessore Sergio Milia, rivedere una parte della gara perché il Governo ci ha nel mentre informato che garantirà la fornitura gratuita della piattaforma multimediale che avevamo già previsto nel bando. Questo ci ha consentito un risparmio di circa sette milioni di euro che destineremo all’acquisto dei primi Tablet che, nel primo ciclo, forniremo alle prime medie e alle prime superiori.”

A proposito di “detto/fatto”, dov’è il progetto pilota nazionale dato per imminente ormai un anno e mezzo fa? E il Data center nazionale che doveva consentire la fruizione on line di molti servizi per gli studenti, i docenti, e le famiglie?
E la piattaforma multimediale che il MIUR doveva fornire gratuitamente, promessa che ha costituito il pretesto per la revoca del bando già pubblicato?
Di tutte queste cose mirabolanti si è persa ogni traccia come colto anche dalla stampa nazionale, per cui delle due l’una: o, dandole per acquisite, il presidente della regione e l’assessore della Pubblica Istruzione hanno mentito spudoratamente alla stampa da loro stessi convocata, e dunque all’opinione pubblica in generale, o essi sono stati a loro volta gabbati e presi in giro da chi, per interessi inconfessabili, voleva stoppare la procedura di gara già avviata e li ha adescati con il classico specchietto per le allodole. Non so quale delle due alternative sia meno penosa e imbarazzante per i nostri baldi governanti.

Dietro tutte queste omissioni e mistificazioni di reale e autentico c’è purtroppo solo un dato, ricordato dal Ministro della Pubblica Istruzione, Maria Chiara Carrozza nel discorso pronunciato per l’apertura dell’anno scolastico in corso a Casal di Principe. Questo:

“Per quanto riguarda la dispersione scolastica, siamo lontani dai parametri europei. La Strategia Europa 2020 punta a scendere sotto il 10% di dispersione scolastica entro il 2020: il dato italiano del 2012 si attesta al 17,6%, a fronte di una media europea del 13,5%. Anche se il dato italiano appare in discesa rispetto agli ultimi anni, si riscontrano ancora picchi elevatissimi, soprattutto nelle isole (Sardegna, con il 25,8% e Sicilia, con il 25%) e al Sud”.

25,8% di dispersione, più di un quarto dell’intera popolazione scolastica!

–> È questo il frutto della “vera rivoluzione didattica” che lei, presidente Cappellacci, ha tanto pomposamente quanto impudentemente sbandierato nella conferenza stampa dell’agosto dello scorso anno?
Non le sembra vergognoso che di fronte a questa autentica emergenza e all’inversione di tendenza nelle prove OCSE Pisa del 2012, che hanno registrato un azzeramento dei miglioramenti registrati negli anni in cui lei non governava la Sardegna e addirittura un regresso rispetto alle valutazioni precedenti, nel suo “Detto/Fatto” non ci sia uno straccio di progetto o di iniziativa dedicati alla scuola e al sistema dell’istruzione, e l’unica cosa di cui si parli sia l’introduzione opzionale della lingua sarda nei programmi d’insegnamento?
Che ne è di quanto lei stesso dichiarava al termine del confronto sui temi della ricerca e dell’innovazione tenutosi il 27 luglio dell’anno scorso a Cagliari con il ministro Profumo: “Scuola digitale, cloud computing, green economy e biotecnologie sono i campi applicativi nei quali la Sardegna già vanta importanti casi di eccellenza, che possono contribuire a creare le nuove filiere della nostra economia, idonee a portare nuovo sviluppo e occupazione nel rispetto dei nostri valori, delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico”.

L’istruzione è la chiave per assicurare un futuro ai nostri giovani, la condizione indispensabile per essere cittadini a pieno titolo ed esercitare in modo incondizionato le prerogative che spettano a ciascuno in quanto tale.
E quanto “ai nostri valori, alle nostre tradizioni e al nostro patrimonio ambientale e paesaggistico”, lasci perdere, presidente Cappellacci, non è pane per i suoi denti.
Affrontare problemi di questa natura è, evidentemente, un compito troppo gravoso per lei, un impegno al di sopra dei suoi mezzi. Per questo dobbiamo augurarci che i cittadini sardi, con il loro voto, la rispediscano a occuparsi di questioni per le quali è più tagliato e mostra una maggiore inclinazione.

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