Lavoro

L’affermazione contenuta nell’art. 1 della Costituzione secondo cui l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro è una delle più importanti e caratterizzanti della nostra Carta. Fondare la Repubblica sul lavoro significa, infatti, porre il lavoro quale unico strumento in grado di consentire a ciascuno di esprimere appieno le proprie capacità dando così il proprio contributo alla crescita materiale e spirituale del Paese. L’art. 1 della Costituzione è dunque da intendere in senso anti-classista, come espressione di un’idea egualitaria di società: ciò che dà dignità sociale alle persone è solo il lavoro e non, come accadeva nelle epoche più buie della nostra storia, l’attribuzione di privilegi di casta.

Come ha detto Gustavo Zagrebelsky, il lavoro è condizione inclusiva di cittadinanza e affinché tale principio sia rispettato in concreto, «occorre che il lavoro dipendente, che è la condizione più generale del nostro tempo, non sia una condizione servile. In situazioni di soggezione, indigenza, precarietà, insicurezza, si è meno cittadini, o non lo si è affatto, che in condizione d’agiatezza, stabilità e sicurezza». Per queste ragioni la Costituzione assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. E non v’è dubbio che senza lavoro non si può essere pieni cittadini.

Il compito di rimuovere tali ostacoli attraverso politiche per il lavoro forti ed adeguate non è affidato solo allo Stato, ma a tutte le istituzioni repubblicane, e quindi anche alla nostra Regione. La Sardegna può e deve assumere questo compito solenne esercitando appieno le competenze che la Costituzione e il nostro Statuto le assegnano.

La Regione esercita questo compito, e come? E’ desolante scoprire che se non andiamo a rendere omaggio a qualche emiro non siamo in grado di vedere alcuna prospettiva. E’ colpa solo dell’Italia matrigna, o dell’incapacità di costruire una programmazione intorno alle risorse esistenti e a quelle che dovrebbero essere prodotte? Forse qualcuno ricorderà una bella vignetta di Gef Sanna, comparsa anni fa sulla “Nuova Sardegna”: il disneyano Mickey Mouse nelle quattro parti di una bandiera, con la benda dei mori sugli occhi. Era l’idea di fare un grande parco divertimenti per drenare denaro. La storia non cambia. Ora è il turismo la chiave di volta di tutti i progetti. Ma quale turismo? Ancora un turismo coloniale che lascia nell’isola solo le briciole di introiti colossali? O quello che punta ad un massiccio sfruttamento delle bellezze dell’isola senza alcun rispetto e tutela? E con quale obiettivo? Dove sono progetti di sviluppo strutturale? E che fare in realtà con le diseconomie che uccidono qualunque progetto di intrapresa economica: dal costo dell’energia, al credito, ai trasporti.
E perché non reimpiegare le tante e diverse professionalità che si sono create negli ultimi decenni e che ora per la gran parte sono condannate all’umiliazione della Cassa Integrazione, quando c’è? La folle e propagandistica idea della flotta marittima sarda è stata cancellata e invece di progettare reali sgravi fiscali si sbandiera un altro progetto elettoralistico che sarà cancellato all’indomani delle prossime elezioni: la zona franca integrale.

Tutto questo mentre i dati su disoccupazione giovanile e femminile e sulla ripresa dell’emigrazione fanno paura. Se è la nostra repubblica democratica che deve fondarsi sul lavoro, la mancanza di questo e a volte il disprezzo per esso è in realtà rifiuto per le norme di uguaglianza sancite dalla Costituzione e che solo dalla sicurezza del lavoro possono essere garantite.

La Sardegna ha oggi bisogno di una sorta di new deal roosveltiano, che in quest’epoca storica non può non centrarsi su un poderoso salto culturale.

I nostri giovani devono diventare i protagonisti di un investimento nell’istruzione che consenta loro di cogliere le grandi opportunità della rivoluzione tecnologica e di una scuola all’avanguardia. Va creato un modello educativo che consenta di fare della Sardegna l’isola della bellezza ma anche della cultura.

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