Il Manifesto

L’Associazione Terra di Pace e Solidarietà nasce facendo riferimento ad un Manifesto, qui sotto presentato.

Lessico per una nuova politica per la Sardegna

A ognuna di queste parole verranno abbinati i relativi punti programmatici (vedi menù del Blog) 

Terra di Pace, Istruzione, Lavoro e Solidarietà

La saggezza degli antichi, con il mito di Anteo, ci ha proposto la verità perenne che l’uomo trae forza dalla terra in cui è radicato e che l’ha nutrito. Per questo TERRA, la nostra Terra, è la prima parola del nostro lessico politico.

L’uomo ha però imparato a porre rimedio al punto debole di Anteo, che se si staccava dalla terra perdeva quel contatto che ne faceva un eroe invincibile. Con la cultura, la creatività e la forza dell’immaginazione che ne scaturiscono, la capacità di viaggiare nel tempo e di proiettarsi in uno spazio alternativo a quello in cui vive egli ha saputo trovare una sorgente di forza diversa, non più diretta e per contatto, ma legata all’astrazione e al pensiero.

Per esercitare in pieno questa nuova fonte di forza che ha saputo attivare l’uomo ha però bisogno di trovare in sé un equilibrio tra le esigenze del corpo e quelle della mente, tra le emozioni e la ragione, tra l’adesione alla realtà concreta in cui vive e il soddisfacimento delle incombenze pratiche che essa richiede e la possibilità di coltivare i suoi sogni e i suoi desideri.

Questo equilibrio esige che l’uomo sia il più possibile in Pace con se stesso e con gli altri, che sappia dominare i conflitti interni e quelli esterni senza cedere ai richiami e alla suggestione della violenza che rischia, altrimenti, di impadronirsi dei cuori e delle menti. PACE è per questo la seconda parola del nostro vocabolario.

La cultura, che è il pilastro che rende l’uomo forte anche quando è staccato dalla Terra, anzi gli fornisce capacità sempre nuove alimentate non da ciò che vedono i nostri sensi e la nostra mente, ma da come lo vedono, con una partecipazione attiva e creativa alla costruzione del mondo in cui si vive, non si eredita, ma si acquisisce con un duro lavoro di apprendimento. La creatività non è una cosa che può essere donata e comprata, non è un’elargizione del cielo o della trasmissione genetica, è frutto di applicazione, di esercizio e di pratica. È il risultato di un processo, che non è, non può essere e non sarà mai un pasto gratis. ISTRUZIONE, la definizione che diamo di questo processo, è allora la nostra terza parola.

Senza istruzione e senza le conoscenze, le capacità e  le competenze che essa, e solo essa, è in grado di far acquisire non si ha persona nella pienezza delle sue potenzialità, non si ha uomo nel significato più autentico e profondo della parola. Oggi poi, nella società della conoscenza, che coniuga come mai prima sapere e progresso, innovazione, che scaturisce dalla creatività, e sviluppo anche economico, oltre che sociale, l’Istruzione è la condizione necessaria (anche se, purtroppo, non sufficiente) per avere un’occupazione, per raggiungere cioè quel’obiettivo di inserimento pieno e attivo nel tessuto sociale senza il quale l’uomo  non può sentirsi realizzato e non può essere neppure davvero in pace con se stesso e con gli altri. LAVORO è pertanto la quarta parola del nostro manifesto per il rinnovamento della politica, legata alle altre da fili sottili quanto imprescindibili.

Nel corso della sua dura e continua lotta per l’esistenza l’uomo ha imparato a individuare, oltre alla terra e alla cultura, un’altra fonte di energia e di forza: il legame con gli altri, la fiducia reciproca, la cooperazione, la consapevolezza che la realizzazione piena della propria individualità si ha nel rapporto con gli altri, nella capacità di sentire i loro problemi come nostri e di farsene carico e nella fiducia di essere corrisposti in questo slancio altruistico. Il vero imperativo etico al quale l’uomo si deve attenere, secondo Heinz von Foerster è: “agisci sempre in modo di accrescere il numero totale delle possibilità di scelta”. Questa strategia di continua creazione di possibilità è autentica ed etica perché è l’unica in sintonia con ciò che esige la vita vivente, che vuole imprevedibilità, invenzione, creatività, innovazione, elementi, tutti questi, che costituiscono il terreno di coltura della vita, per cui vanno stimolati, incentivati e premiati.

Questa tensione etica che deve nutrire la nuova politica, fondata sulle cinque parole antiche che abbiamo qui richiamato: TERRA, PACE, ISTRUZIONE, LAVORO, SOLIDARIETÀ, abbatte anche le tradizionali barriere tra laicità e religiosità, in quanto parte dal presupposto che senza valori non solo proclamati, ma profondamente vissuti e concretamente testimoniati, non può esserci oggi alcun cambiamento effettivo in una realtà contaminata dal miraggio del denaro facile e deteriorata dall’egoismo individualistico.

 
 
Ettore Cannavera
Andrea Deffenu
Giancarlo Ghirra
Ottavio Olita
Ottavio Sanna
Michele Schirò
Silvano Tagliagambe
 
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