Partecipazione

Per costruire una rete di sostegno solida e diffusa, che funga da fattore di coesione e sia garanzia di una politica effettivamente solidale, e per sviluppare una democrazia matura e all’altezza delle peculiarità e delle sfide del nostro tempo, caratterizzato dall’uso di nuovi media e da una comunicazione profondamente diversa dal passato, è necessario stimolare e attivare un coinvolgimento diffuso da parte dei cittadini, compresi quelli fino a oggi disarmati e privi di reazione di fronte a una politica incapace di occuparsi concretamente dei loro problemi e delle loro esigenze reali.

L’antipolitica e il diffuso distacco dall’impegno sociale possono essere sconfitti solo se si è capaci di far rinascere l’interesse e la capacità di vedere il futuro e di considerarlo un traguardo da progettare e realizzare insieme.

Questo è possibile attraverso le nuove opportunità di dialogo, in grado di gestire in forma costruttiva il confronto collettivo e quindi radicalmente alternative rispetto alle tradizionali logiche di contrapposizione sterile, e costruendo un tessuto socio-culturale capace di affiancarsi al sistema partitico oggi in difficoltà nell’elaborazione di modelli credibili di sviluppo.
Diventa quindi inderogabile sperimentare e realizzare nuove forme di democrazia che si affianchino a quella rappresentativa basata sul sistema dei partiti politici.

La democrazia partecipativa, se strutturata e trasformata in processo diffuso, è qualcosa di diverso e di più della democrazia diretta, in quanto non è solo un fatto di consultazione popolare o l’effetto temporaneo e occasionale di una specifica decisione da prendere. Si tratta invece di una forma duratura di apprendimento collettivo, di un percorso condiviso di costruzione di soluzioni, calibrate sui problemi da affrontare e sulle loro interrelazioni, basato su dinamiche di confronto in piccoli gruppi e su una serie, protratta nel tempo, di co-decisioni prese tra cittadini e rappresentanti politici, in modo da garantire un consenso via via più ampio alle soluzioni scelte.
Questo tipo di democrazia è l’espressione e il risultato dell’uso intelligente dei media civici, capaci di diffondere conoscenze, di costruire proposte dal basso, di elaborare itinerari di apprendimento e di presa di coscienza, di sperimentare nuove modalità di valutazione e di decisione, superando le logiche di comunità ristrette e di interessi corporativi per aprirsi alla società civile nel suo insieme.

Per quanto riguarda il tema cruciale della presa delle decisioni questa apertura alla società civile ha l’ulteriore vantaggio di consentire il passaggio da valutazioni di tipo prevalentemente o esclusivamente quantitativo a criteri che tengano adeguatamente conto della qualità della vita. La quantità, infatti, può essere gestita dall’esterno o dall’alto, perché le valutazioni che hanno per oggetto variabili quantitative sono effettuate in base a regole standard, facilmente condivisibili. La qualità, invece, è un discorso difficilmente definibile dall’esterno o dall’alto, in quanto volere maggiore qualità significa, concretamente, reclamare maggiore possibilità di autoorganizzare la propria vita, scegliendo – individualmente o in gruppi comunitari – che cosa sapere o che cosa fare, seguendo la propria idea di quale sia la qualità per cui vale davvero la pena darsi da fare e battersi. Tecnocraticamente, si può cercare di imbastire qualche procedura di valutazione «neutrale» sulla bontà e l’efficacia del servizio offerto agli utenti di un servizio qualunque. Ma se si guardano gli aspetti variegati e complessi che veramente interessano l’utente, è facile capire che l’unica vera valutazione che conta è direttamente la sua, che può dare importanza o meno a fattori che la valutazione tecnica non sa come «pesare». La qualità non può essere, dunque, né definita né elargita dall’esterno, ma deve essere elaborata in modo autonomo, dal basso, assumendosene la responsabilità e i rischi.

Per questo diventa sempre più necessario e urgente perseguire e anche normare, attraverso una legge ad hoc, una nuova dimensione della partecipazione, capace di supportare i processi di coinvolgimento attivo della società civile nel suo complesso sia dal punto di vista organizzativo sia da quello giuridico, costruendo così una seconda gamba istituzionale della nostra democrazia.

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